domenica 05 settembre 2010
Generalità
Lo Statuto Speciale, sancito nella Costituzione della Repubblica italiana del 1948, garantisce alle Istituzioni sarde una larga autonomia amministrativa e culturale. L'Isola è depositaria di una millenaria cultura, con singolari peculiarità etniche e linguistiche. Situata al centro del Mediterraneo occidentale, l'accentuata insularità è stata il fattore predominante che ha contribuito a conservare le antiche tradizioni anche se fin dall'antichità, esistevano continui rapporti commerciali con il continente, principalmente verso il Lazio e la Toscana. In epoca moderna, molti viaggiatori e scrittori hanno esaltato nelle loro opere la bellezza dell'Isola, immersa in un ambiente in gran parte incontaminato, che ospita un paesaggio botanico e faunistico con specie uniche al mondo e nel quale si trovano poi le vestigia del non ancora sufficientemente conosciuto periodo nuragico. Lo scrittore inglese David Herbert Lawrence, nel suo pellegrinare all'interno delle Barbagie, scriveva meravigliato nel suo diario di viaggio: | | « Questa terra non assomiglia ad alcun altro luogo. La Sardegna è un'altra cosa: incantevole spazio intorno e distanza da viaggiare, nulla di finito, nulla di definitivo. È come la libertà stessa » | | | (David Herbert Lawrence, da Mare e Sardegna, 1921) | Il nome Sardegna deriva da quello dei suoi antichi abitatori: i Sardi. Ben conosciuta nell'antichità sia dai Fenici che dai Greci, fu da questi ultimi chiamata Hyknusa o Icnussa (Ιχνουσσα), mentre i Latini la chiamarono invece Sardinia. Geologia
La storia geologica della Sardegna, insieme a quella della Corsica - sua isola gemella - iniziò circa 100 milioni di anni fa, attraverso gli spostamenti e gli scontri tra la grande placca africana, quella eurasiatica e quella nord-atlantica. Tra 35 e 13 milioni di anni fa, questi fenomeni crearono una profonda frattura che correva lungo tutta la costa che attualmente va dalla Catalogna alla Liguria. I relativi lati rocciosi originati da questa frattura sono ancora visibili tra i graniti cristallini che affiorano oggi in Provenza, nel massiccio dell' Esterel - tra Cannes e Fréjus - e poi, oltre il Mare di Sardegna, sulla costa sud-occidentale còrsa e su quella nord e nord-occidentale sarda. Lungo questa spaccatura, circa 30 milioni di anni fa, si originò il distacco di una micro-placca che comprendeva a Nord-Est le attuali Sardegna e Corsica, e più a Sud-Ovest il complesso delle isole Baleari. Conseguentemente, la rotazione della placca sardo-corsa in senso antiorario, nel suo progredire, determinò il sollevamento dal mare della catena degli Appennini e delle Alpi Apuane. Furono queste le cause che portarono la Sardegna e la Corsica a migrare dalla parte continentale. Esse raggiunsero la loro posizione attuale circa 6-7 milioni di anni fa e al fenomeno della migrazione si aggiunse più tardi la tensione di apertura del Mar Tirreno, che creò conseguentemente la conformazione orientale tra le due isole e la Penisola italiana. Geografia
In quanto ad estensione, la Sardegna costituisce la seconda isola italiana e dell'intero Mediterraneo (23.821 kmq), nonché la terza regione italiana avendo una superficie complessiva di 24.090 km². La lunghezza tra i suoi punti più estremi è di 270 km, mentre 145 sono i Km di larghezza. Gli abitanti sono circa 1,65 milioni, per una densità demografica di 69 abitanti per km². Dista circa 187 km dalle coste della Penisola - dalla quale è separata dal Mar Tirreno - mentre il Canale di Sardegna la divide dalle coste tunisine che si trovano 184 km circa più a Sud. A Nord, per 11 km, le bocche di Bonifacio la separano dalla Corsica e il Mar di Sardegna, ad Ovest, dalla Penisola iberica e dalle isole Baleari. Si situa tra il 41° ed il 38° parallelo mentre il 40° la divide praticamente quasi a metà. Geografia fisica
Più dell'80% del territorio è montuoso o collinare; per il 67,9% è formato da colline e da altopiani rocciosi, alcuni dei quali, molto caratteristici, sono chiamati giare o gollei - se granitici o basaltici - tacchi o tonneri - se in arenaria o calcarei. Le montagne sono il 13,6% e sono formate da rocce antichissime, livellate da un lento e continuo processo di erosione. Culminano nella parte centrale dell'Isola con Punta La Marmora, a 1.834 m s.l.m, nel Massiccio del Gennargentu. Da Nord, si distinguono i Monti di Limbara (1.362 m), i Monti di Alà (1.090 m), il Monte Rasu (1.259 m), il Monte Albo (1.127 m) e il Supramonte con il Monte CorràsiMonti dell'Iglesiente che digradano verso il mare con minori altitudini. di Oliena (1.463 m). A Sud il Monte Linas (1.236 m) e i Le zone pianeggianti sono il 18,5% del territorio; la pianura più estesa è il Campidano, che separa i rilievi centro settentrionali dai monti dell'Iglesiente, mentre la piana della Nurra si trova nella parte nord-occidentale verso la città di Sassari. I fiumi hanno carattere torrentizio e i più importanti sono sbarrati da imponenti dighe che formano ampi laghi artificiali utilizzati principalmente per irrigare i campi; tra questi il bacino del lago Omodeo, il più vasto d'Italia. Seguono poi il bacino del Flumendosa, del Coghinas, del Posada. I fiumi più importanti sono il Tirso, il Flumendosa, il Coghinas, il Cedrino, il Temo. L'unico lago naturale è il lago di Baratz, a nord di Alghero. Le coste si articolano nei golfi dell'Asinara a settentrione, di Orosei a oriente, di Cagliari a meridione e di Oristano a occidente. Per complessivi 2.400 km, sono alte, rocciose e con piccole insenature che a nord-est diventano profonde e s'incuneano nelle valli (rias). Litorali bassi, sabbiosi e talvolta paludosi si trovano nelle zone meridionali e occidentali: sono gli stagni costieri, zone umide molto importanti dal punto di vista ecologico. L'isola è circondata da molte isole ed isolette, tra le quali l'isola dell'Asinara, San Pietro, Sant'Antioco, l'isola di Tavolara, l'arcipelago della Maddalena con Caprera Città
Le città più importanti sono Cagliari, capoluogo regionale, e Sassari, secondo polo di rilevanza regionale. Cagliari (158.221 abitanti) è al centro di un'area urbana di 450.000 abitanti, i cui principali centri sono Quartu Sant'Elena (70.569 ab.), Selargius (28.868 ab.), Assemini (26.056 ab.), Capoterra (21.391), Monserrato (20.785 ab.), Sestu (18.237 ab.) e Quartucciu (11.996 ab.). Sassari, unica altra città a superare i 100.000 abitanti (128.850 ab.), possiede un'area urbana espansa soprattutto verso il Golfo dell'Asinara di circa 270.000 abitanti, i cui principali centri sono Alghero (40.563 ab.), Porto Torres (22.011 ab.) e Sorso (14.556 ab.). Le rimanenti città che svolgono funzione di polarità locale hanno tutte una popolazione compresa tra i 10.000 e circa 50.000 abitanti: Olbia (52.346 ab), Nuoro (36.454 ab.), Oristano (32.932 ab.), Carbonia (30.227 ab.), Iglesias (27.773 ab.), Villacidro (14.586 ab.), Tempio Pausania (14.220 ab.), Guspini (12.518 ab.), ArzachenaSant'Antioco (11.811 ab.) , La Maddalena (11.418 ab.), Siniscola (11.366 ab.), Ozieri (11.082 ab.), Macomer (10.833 ab), Terralba (10.332 ab.) e Tortolì (10.309 ab.). Tra i centri minori con meno di 10.000 abitanti sono inclusi due capoluoghi di provincia: Sanluri (8.566 ab.) e Lanusei (5.728 ab.). Clima
Il clima mediterraneo è tipico di gran parte della Sardegna, tranne alcune zone interne contraddistinte da un clima più rigido. Lungo le zone costiere, dove risiede la gran parte della popolazione, si hanno inverni miti, grazie alla presenza del mare, con nevicate rare, all'incirca ogni 5-10 anni e temperatura quasi mai sotto lo zero, ed estati calde e secche; la bassa umidità e la relativa mancanza d'afa, come la notevole ventosità, permette di sopportare facilmente le elevate temperature estive, capaci di raggiungere normalmente i 35-40°C. Nelle zone interne il clima è più rigido. Sui monti del Gennargentu nei mesi invernali nevica e le temperature scendono sotto lo zero. D'estate il clima è fresco, soprattutto durante le ore notturne e raramente caldo per molti giorni consecutivi. Le precipitazioni risultano essere particolarmente scarse lungo le coste e nella zona meridionale, con medie inferiori ai 500 mm annui; in particolare, la località di Capo Carbonara fa registrare il valore minimo assoluto sia della regione che dell'intero territorio nazionale italiano, con una media di soli 266 mm annui. Nelle aree interne della maggior parte dell'isola la piovosità media è di 500-800 mm e in prossimità dei principali rilievi montuosi, si registrano i valori pluviometrici maggiori dell'intera regione, che possono anche superare i 1000 mm annui, per sopperire al problema della siccità dalla fine dell' Ottocento ad oggi sull' intero territorio isolano sono stati realizzati circa 50 bacini idrografici, molti dei quali dotati di centrali idroelettriche. La Sardegna è inoltre una regione molto ventosa. Il vento dominante è il Maestrale, ma si riscontra anche una certa frequenza dello Scirocco. Il primo mitiga le temperature estive, ma per la sua velocità si rivela spesso dannoso per i danni causati all'agricoltura e per la propagazione degli incendi, il secondo si rivela dannoso in particolare in tarda primavera in quanto intensifica l'evapotraspirazione causando stress idrici alle colture non irrigue. Il regime dei venti ha favorito l'installazione di numerosi impianti eolici sui crinali di alcuni rilievi e in alcune aree industriali. Storia
Situata strategicamente al centro del mar Mediterraneo occidentale, la Sardegna fu sin dagli albori della civiltà umana un attracco obbligato per quanti navigavano da una sponda all'altra del mare nostrum in cerca di materie prime e di nuovi sbocchi commerciali. Il suo territorio, ricco di boschi, di acque e di importanti minerali, fu luogo di insediamenti importanti, e gli approdi naturali lungo le sue coste si rivelarono essenziali per le navi che transitavano su rotte dirette verso altri porti. Fu così che nella sua storia millenaria ha saputo trarre vantaggio sia dal proprio isolamento, che ha consentito lo svilupparsi della civiltà nuragica, sia dalla propria posizione strategica, ostacolo invalicabile nella rete degli antichi percorsi. Il risultato è che nel suo antico bagaglio storico si trovano segni di solide culture indigene sviluppatesi nel corso dei secoli, così come gli influssi delle maggiori potenze coloniali antiche. Sono ricche le testimonianze di queste presenze disseminate dappertutto lungo l'intera isola. La costante resistenziale sarda
Con questo concetto l'insigne archeologo Giovanni Lilliu riassume la lotta millenaria condotta dal popolo sardo contro i colonizzatori che di volta in volta si sono affacciati sulle coste dell'Isola. Una lotta dai forti connotati nazionali ma anche, almeno in tempi moderni, sociali e progressisti. Questa forma di resistenza esordì contro i Cartaginesi, guidati da Malco, i quali furono sconfitti in battaglia presso la città di Corra; dopo un primo periodo di scontri, le genti Sarde e i Cartaginesi si allearono per far fronte all'espansione di una nuova forza commerciale che intralciava i loro interessi nel Mediterraneo: Roma. Le rivolte contro i romani furono numerose anche dopo che l'isola passò formalmente sotto la giurisdizione di Roma. Nel periodo repubblicano, vennero represse nel sangue e permisero di riversare a più riprese sui mercati dell'Urbe un ingente flusso di schiavi (un destino che accomunava i Sardi di allora agli altri popoli conquistati militarmente). Cicerone non mancò mai di sottolineare l'infedeltà delle città Sarde nei confronti del potere romano. Nel Medioevo, l'unità dell'Isola, derivata dall'abbandono delle istituzioni dell'impero bizantino e rafforzata dalla lotta comune contro le scorrerie arabe permise al popolo sardo di dotarsi di istituzioni uniche nel loro genere nell'Europa del tempo. Il Giudicato di Arborea rappresentò l'ultimo bastione tanto contro l'egemonia delle Repubbliche marinare genovese e pisana, quanto contro l'invasione dei re aragonesi-catalani, cui fu infeudato il Regno di Sardegna costituito senza che ne avesse nessuna facoltà dal papa. Da quell'epoca la Sardegna restò sempre soggetta ad altri stati. Sia pure dopo 4 secoli di dominazione spagnola, anche i Savoia, che ottennero l'isola per giochi diplomatici, trovarono un popolo tutt'altro che docile al loro comando. Nel 1793-'94 i moti antifeudali ed antipiemontesi guidati dal magistrato Giovanni Maria Angioy allontanarono i Piemontesi dalla Sardegna gettando le basi per una repubblica giacobina, ma ben presto furono soffocati dai nobili e possidenti impauriti dalle rivendicazioni sociali espresse dal movimento Angioiano. L'Ottocento vide il sorgere di un pensiero federalista originale negli scritti di Giorgio Asproni e Giovan Battista Tuveri, ai quali si ricollegò dopo la prima guerra mondiale il Partito Sardo d'Azione di Bellieni e Lussu, sotto le cui insegne vennero organizzate le rivendicazioni dei contadini e pastori sardi, dopo più di un secolo di acquiescenza forzata. La penetrazione del fascismo in Sardegna fu tutt'altro che facile e il regime ebbe numerosi ed agguerriti oppositori (come Antonio Gramsci ed Emilio Lussu, per esempio). Nel secondo dopoguerra l'autonomia regionale è stata spesso messa in discussione per le sue carenze ed il fallimento dei più importanti progetti di riforma economica e sociale (Piani di Rinascita; industrializzazione calata dall'alto). Oggi la lotta contro le basi militari, contro la prevaricazione coloniale dei gruppi economici italiani ed esteri, contro la distruzione dell'identità della nazione sarda, sono nuove tappe di questo processo di resistenza del popolo sardo. In Sardegna esistono gruppi politici che mirano ad un maggiore grado di autonomia dell'isola in un quadro di riforma dello Stato italiano in senso federale, come nel pensiero del sardismo per lo storico Partito Sardo d'Azione, o all'istituzione di uno stato indipendente, come Sardigna Natzione Indipendentzia e Indipendèntzia Repùbrica de Sardigna. I Sardi
L'interpretazione linguistica sostiene che i Sardi, originatisi a partire da una popolazione mediterranea, ma pre-indoeuropea per la lingua (secondo il glottologo L. Wagner), hanno avuto influenze euroasiatiche. Bisogna però sottolineare che non esiste necessariamente una correlazione tra lingua e genetica. Infatti i Sardi, pur essendo di origine pre-indoeuropea parlano da almeno due millenni lingue indoeuropee: dapprima il latino, poi il sardo, lo spagnolo ed infine l'italiano. Oggi è possibile ricostruire la storia naturale della popolazione sarda attingendo alla informazione contenuta nel DNA della popolazione attuale. L'interpretazione della variabilità genetica la fa derivare da un gruppo di genti arrivate in Sardegna attraverso varie migrazioni nel paleolitico superiore (14.000 anni fa). L'antichità della fondazione, l'isolamento millenario e le difficili condizioni ambientali - ad esempio, la malaria - hanno generato nel tempo particolari caratteristiche antropologiche e genetiche. Per queste ragioni i Sardi, benché siano compresi all'interno della variabilità genetica europea, si differenziano non solo dagli altri Europei, ma anche dai vari gruppi mediterranei, dimostrando di essere la popolazione più conservativa delle radici paleolitiche in Europa, anche in considerazione delle influenze succedutesi nel corso dei secoli, che poco o niente hanno contribuito alla costituzione genetica dei Sardi. Il differenziamento genetico si esplica anche nella frequenza inusitatamente elevata di certe patologie come la talassemia, la malattia di Wilson, il diabete, la sclerosi multipla e alcune altre malattie autoimmuni, dovute ad un singolare effetto fondatore in combinazione con la selezione in un contesto di isolamento ambientale. Anche il fenomeno della longevità in Sardegna è correlato a pattern caratteristici e distintivi, nel cui ambito l'Isola vanta alcuni primati. Attualmente è presente una intensa attività di ricerca tesa alla comprensione della componente genetica e ambientale implicata nel fenomeno. Le Lingue dei Sardi
Per la maggior parte dei linguisti il sardo è una lingua neolatina autonoma appartenente al gruppo delle lingue indoeuropee, considerata la più conservativa tra le lingue derivanti dal latino. In effetti - secondo questa corrente di pensiero - ai tempi di Giulio Cesare, un cittadino romano, prima di partire per un breve viaggio, avrebbe molto probabilmente chiesto alla moglie di preparargli una bisaccia dicendo «pone mihi tres panes in bertula»: esattamente la stessa frase è attualmente ancora utilizzata in sardo per chiedere la stessa cosa. Parlata ovunque nell' isola, sono unanimemente riconosciute dai glottologi due macro-varianti (gruppi) non ancora unificate: - A nord il logudorese (costituisce il tipo tradizionalmente considerato più conservativo e caratteristico) comprendente le parlate del Logudoro e del Nuorese. Il dialetto nuorese, nonostante sia di tipo logudorese, in virtù dell'isolamento, si caratterizza per maggiore conservazione e fedeltà a forme latine arcaiche rispetto al logudorese comune e per questo motivo viene talvolta trattato come una variante autonoma.
- A sud il campidanese, si presenta nel complesso come la varietà più innovativa, esprimendo a tratti una maggiore e differente evoluzione rispetto alle varietà centro-settentrionali, riconducibile a un insieme di fattori quali una latinizzazione antecedente, maggiore esposizione a ondate successive di latinizzazione, un generale maggior grado di contatto e accumulazione culturale, nonché dinamiche intrinseche che hanno dato luogo a sviluppi autonomi, talora peculiari. Presenta vocaboli di matrice fenicio-punica ed è parlato nell'intero meridione dell'isola. Esso costituisce la variante più diffusa.
Ad Alghero è parlato un dialetto della lingua catalana (algherese). Nelle isole del Sulcis, a Calasetta e Carloforte, è parlato un dialetto di tipo ligure arcaico (tabarchino) portatovi dai coloni di origine genovese esiliati dall'isola di Tabarka (Tunisia) nel XVIII secolo. Ad Arborea (già Mussolinia di Sardegna) si parla un dialetto veneto, chiaro retaggio derivante dai coloni veneti arrivati sull'Isola durante l'opera di bonifica delle paludi nel ventennio fascista. A Isili è inoltre in via di estinzione il gergo di origine zingara dei ramai ambulanti locali (Romaniska); Nell'ambito delle iniziative per la ufficializzazione dell'uso della lingua sarda, la Regione ha avviato dei progetti denominati LSU (Limba Sarda Unificada) e LSC (Limba Sarda Comuna) al fine di definire e normalizzare trascrizione e grammatica di una lingua unificata che comprenda le caratteristiche comuni delle varianti logudorese, nuorese e campidanese. Nell'aprile del 2006 la Limba Sarda Comuna è diventata lingua ufficiale per le comunicazioni verso l'esterno dell'isola dell'amministrazione regionale. La Musica
L'origine delle launeddas viene fatta risalire all'VIII secolo a.C., sulla base di un bronzetto raffigurante un suonatore ritrovato nelle campagne di Ittiri. La musica tradizionale sarda, sia cantata che strumentale, è una delle più antiche e ricche del Mediterraneo: basti pensare che in un vaso risalente alla cultura di Ozieri - circa 3000 anni a.C. - si documenta un tipico ballo sardo. È impossibile sapere quali strumenti musicali suonassero gli artisti di allora insieme alle launeddas ma, presumibilmente, si trattava di quello più antico di tutti e cioè la voce, con la quale molto probabilmente i nuragici si sono esercitati a lungo, visto che sono riusciti ad elaborare un incredibile coro polifonico, i tenores (su concordu, su tenore, su contrattu o s'aggorropamentu attualmente tipici dell'area barbaricina), dimostrando di conoscere bene i principi dell'armonia nella polifonia. Nel 2005, l'Unesco li ha classificati come Patrimonio orale e immateriale dell'Umanità. Da questo suono indigeno, migliaia di anni fa, ha originato uno strumento musicale polifonico unico nel suo genere, le launeddas, formato da tre canne palustri: alla più lunga, detta tumbu, è legata sa mancosa manna e poi sa mancosedda. Per poterlo suonare si utilizza una tecnica di respirazione molto particolare chiamata respirazione circolare (espirazione e inspirazione) grazie alla quale è possibile per il suonatore fornire fiato senza interruzione per diversi minuti. Sull'origine dello strumento e sull'etimologia, è plausibile che le launeddas siano molto più antiche dell'VIII secolo a.C. : labum + ed, infatti, è una parola sumerica e significa la grande vescica si gonfia. Un altro legame diretto tra Sardi e Mesopotamici. Altri strumenti tipici, oltre all'organetto, sono: la serraggia - costituita da una grossa canna, una sacca rigonfia ed una corda tesa che viene sfregata con un archetto di lentischio -, su pipiolu - uno zufolo fatto di canna palustre - e su tumbarinu, uno strumento a percussione tipico di Aidomaggiore e di Gavoi. Diversi studi sono stati fatti dal ricercatore danese Andreas F. Weis Bentzon, durante le campagne di ricerca effettuate sullo strumento musicale negli anni 1957-58 e 1962. (Tratto da Wikipedia)
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